L’ubriacatura degli interessi







Una storia infinita che viene sì dal passato, ma che è diventata virale, violenta ed estremamente contagiosa in questi ultimi tempi. Tralasciando i riferimenti ai fatti ed alle persone, i documenti parlano da soli, facendo capire tante cose, ma innanzitutto i momenti di una guerra cruenta senza risparmio di invettive ed accuse.

Uno slittamento verso un pendio di odio e di desiderio di vendetta. Segno che la posta in gioco non è proprio di poco conto, ma si tratterebbe, pare di capire dalla lettura dei comunicati, di pesanti impegni a vantaggio di innominati, che preferiscono agire nell’ombra, sempre sostenuti da illustri personaggi, il più delle volte con l’aria dell’affiliato, con la voglia di controllare iniziative ed affari.

Tutta la forza negativa del calcolo degli interessi, delle mani sulla città, si afferma prepotentemente attraverso il messaggio duro, accusatorio, minaccioso, rancoroso e vendicativo che emerge dalla comunicazione del 9 marzo del Pd ruvese (molto più violenta di quella del 23 febbraio) che ha l’aria della tragedia grave e solenne: “Colpo di mano di un pomeriggio di febbraio”.

Mentre sale il tono della guerra, come non chiedersi quale sia lo spirito residuale di un partito che dovrebbe guardare agli interessi collettivi ed invece si consuma e si distrugge attraverso una polemica tribale.

Probabilmente la posta in gioco risulta molto alta, e non per i cittadini, ma per i gruppi di potere. 

Quindi si lascia spazio a possibili ipotesi, visto che non si esplicano ragioni vere, ma solo il ripetere di un consumato ritornello di anni di ricerca, di documentazioni laboriose, consulenze importanti e presunte consultazioni cittadine

Può essere che si nascondono, a noi abituati all'onestà ed alla fiducia nelle istituzioni, gli interessi nell'edilizia, la compravendita dei suoli, le attività produttive, i concorsi e gli appalti da gestire, l’impegno per difendere ed ampliare amicizie importanti e poltrone appetibili? Chi può dirlo, vista la reticenza del comunicato. Ma per gli stessi motivi, chi può escluderlo?

L’ultimo messaggio risulta un capolavoro di comunicazione anche per una verità nascosta che lascia tuttavia trasparire uno scenario interessante: sembra il desiderio di vendetta di chi ha subito (dal suo punto di vista) un grave torto o una grave violenza. 

Da chi? Su cosa? Come può una Amministrazione legittimamente eletta fare torto o violenza o "colpo di mano" al partito di cui è espressione? Qui si sfidano ogni logica e buon senso.

Deprimente scenario di una disfatta partitica, dove purtroppo solo pochi sono attenti e disponibili ad impegnarsi per un progetto di socialità che rifiuti la politica da far west e la guerriglia. 

Mentre intorno circola ancora un disinteresse od una passiva indifferenza, una tolleranza, che lasciano tanto spazio all’esercizio di un potere sempre più definibile come gestione del “particulare”.


Biagio Pellegrini

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