PER CHI VOTA MALACODA

#SalviamoRuvo #RuvoMeritaDiMeglio

Già, per chi vota Malacoda?

E soprattutto come fa a sapere tutte queste cose?

Ah già. È un diavolo... :)







Caro Malacoda,

mi scrivi che state entrando nel vivo della campagna elettorale e che si voterà il 5 giugno prossimo, mentre sarà in corso la cosiddetta Fiera dell’Ottavario del Corpus di quello di lassù.

Forse dimentichi che me lo avevi già comunicato. Ho l’impressione che tu abbia bisogno di staccare qualche giorno la spina e di sottoporti ad una cura di zolfo e fosforo. Se dovessi decidere di staccare, dà le consegne a Calcabrina. È uno che sa il fatto suo e sarà in grado di proseguire la tua preziosa opera di confusione delle lingue e dei pensieri. 


L’obiettivo di fondo non è cambiato: demonizzare l’avversario, sputtanarlo all’orecchio delle persone, semmai usando l’arte della menzogna, creare le condizioni affinché non si possa amministrare il paese, facendolo sprofondare nell’abisso commissariale. 

Ah, che scenario idilliaco, mio caro! Ci sono, secondo me e sulla base delle analisi del nostro Ufficio politico, tutte le condizioni che possono favorire questo esito.

In sintesi questi appaiono i probabili canovacci: il PD competerà con Sinistra Ruvese e questa darà filo da torcere qualora l’avvocato barbuto dovesse vincere le elezioni. Ci sarà un assalto alla dirigenza del PD ruvese. Questo è l’obiettivo, il collante che tiene insieme quelli che sono in coalizione col PD: farla fuori e riproporre logore figure, altro che collaborare alla elezione dell’avvocato! 


Mi dici che costui si è presentato all’elettorato sull’algida spianata di piazza Matteotti e che abbia parlato come un libro stampato. La circostanza non può che gratificarci: non farsi capire è il presupposto della confusione e del dubbio. 

I paroloni nutrono le perplessità come i peccati veniali quelli mortali. Ricordati poi che dobbiamo favorire gli scettici, gli atei, gli agnostici e i laicisti perché essi sono a noi particolarmente vicini e possono essere facilmente orientati verso il disordine.

Se non erro ci sono state già due gestioni commissariali e, secondo i calcoli probabilistici dei nostri collaboratori infernali, potrebbe essercene a breve una terza. Questo è il vero senso della frase pubblicitaria “Guardare al futuro cambiando il presente”. Oppure siamo una squadra fortissimi, prendendo spunto da Checco Zalone. 


Squadra, presente, futuro: un impasto che sintetizzerei in passato prossimo. Mi sa tanto di gattopardesco: cambiare tutto affinché nulla cambi e resti tutto com’è. È storia vecchia, mio caro, l’affabulazione, la narrazione, la squadra che si muta in squadrismo, il servitore che si spoglia dei suoi panni per vestire quelli del padrone. 

E un po’ mi commuove (cosa assai rara per me) la corsa senza prospettive del candidato dei rimasugli di SEL e di Rifondazione Comunista, partiti molto prossimi ai nostri ideali. Se potessi dargli una spintarella, dagliela pure, ti autorizzo.

Dall’altro lato mi sembra che sia alta la competizione fra l’avvocatessa ed il ragioniere. Dobbiamo accentuarla facendo leva sul fatto che se uno dei due dovesse andare al ballottaggio, l’altro non lo appoggerà o fingerà di sostenerlo. 

Mi hai raccontato molti episodi di frizioni fra un avvocato ed il ragioniere ai tempi di Alleanza Nazionale. Quelle divergenze non sono state sepolte e riemergeranno al momento opportuno per far deflagrare il giocattolo.

Carissimo, questo è quanto. Soffiate sul fuoco dei dissidi e della propaganda elettorale. Fate in modo che dilaghino termini come coglione, incapace, inetto, imbecille, ignorante, burattino e burattinaio. I candidati delle vaie liste devono scannarsi fra loro a colpi di machete e di insulti. 

Tutto questo bendeldiavolo agevolerà la tua carriera nella gerarchia dell’Inferno, cosicché i tuoi prossimi incarichi riguarderanno città più grandi e popolose. Oggi ti stai facendo le ossa, ti stai allenando a sollevare montagne di fango e di discordie in un paese accovacciato su di una collina. Sono certo che ci riuscirai.

Un abbraccio fortissimo da tuo zio,

Berlicche