MALACODA

#SalviamoRuvo


Così scrisse Berlicche...



Caro Malacoda,
mi complimento con te per il brillante lavoro che hai svolto e continui a svolgere a Ruvo di Puglia, insieme agli altri amici diavoli di più lunga esperienza. Il canto della sirena del potere ha ammaliato molti dei nostri pazienti, alcuni dei quali sono da noi seguiti da diversi anni con esiti tutto sommato positivi (molti ci servono senza rendersene conto, che poi è il massimo del camuffamento cui si può giungere).
L’apprezzabile risultato, che è anche merito del tuo instancabile impegno, è di aver frammentato a tal punto il quadro politico, tanto a destra quanto a sinistra, che gli elettori, il 5 giugno dell’anno corrente, quando dovranno eleggere il nuovo sindaco ed il nuovo Consiglio comunale, non sapranno che pesci prendere. 
Già in questa fase preliminare sono strattonati dai destri e dai sinistri, avvicinati dai leoni e dalle pecore, dagli ascari e dai sostenitori di questo o quel candidato. 
Devo sottolineare che vedo anche molta agitazione fra i candidati delle liste elettorali, i quali scalpitano come puledri e saltano come canguri, maledicendo, disprezzando, intorbidando le acque, dicendo peste e corna dei loro avversari. 
Questo è un quadro assai idilliaco. La confusione e l’incertezza che si diffonderanno come una pandemia saranno notevolmente apprezzate dal Nostro Padre di Laggiù, il quale, come ben sai dai nostri insegnamenti, ama follemente la divisione, i pettegolezzi e le chiacchiere, lo scontro tra fazioni che, come ho accennato, useranno ogni mezzo per cercare di accaparrarsi i voti degli ignari cittadini ruvesi, ai quali - altro tuo obiettivo eccellentemente conseguito -, una Giunta sinistra di Sinistra ha scippato la rotonda di piazza Giacomo Matteotti, fregandosene altamente di concetti quali democrazia e partecipazione popolare. È quanto era nei desiderata del nostro Capo.
Adesso, al posto di quella rotonda, vi è una bianca spianata scialba, proprio come volevamo noi, illuminata da lampioni ricurvi come la gobba di un nostro caro amico passato a peggior vita. 
È una specie di spianata simile a quella che si trova in quel postaccio chiamato Gerusalemme, dove si recò il figlio del nostro Nemico per lasciarsi inchiodare al legno di una croce (mio Signore di Laggiù, come odio quel simbolo!). 
Obietterai, nella tua ingenuità diabolica, che a Ruvo non vi è un muro del pianto. Condivido, ma cerca di usare un po’ l’immaginazione e l’ironia: le mura di palazzo Avitaja non potrebbero essere accostate a quel muro odioso?
Mi riferisci, nella tua gradita missiva, che i candidati alla carica di sindaco sono otto e che gli amici sono diventati nemici e che i nemici sono diventati amici, stretto patti per il dopo elezioni sul modo come spartirsi le varie poltrone, simbolo di quel potere che, in genere e tranne rarissimi casi, diamo solo a chi vogliamo noi.
Fra costoro mi dici che ce n’è uno che ha fatto sempre le pulci all’Amministrazione uscente e non solo ad essa. È un filosofo col vezzo di parlare chiaro. Be’, questo non mi garba affatto. Evidentemente il tuo lavoro su di lui non ha sortito gli effetti sperati. Non vuole essere una nota di demerito, ma sarebbe stato grandioso se tutti fossero stati più o meno allo stesso livello di intrallazzo con la politica. 
Infatti, dal tuo resoconto sui candidati emerge che tutti gli altri sono andati a braccetto con la politica politicante, quella che ci piace moltissimo, chi militando in qualche partito, chi in qualche lista civica o movimento, chi come consigliere comunale, ecc. 
Cerca, quindi, per quanto ti è possibile (fatti aiutare semmai anche da Farfarello), di intralciare l’attività di costui. Inventati di tutto e, se proprio dovessi avere necessità, sai bene che per la consulenza strategica puoi rivolgere i tuoi quesiti all’Ufficio Politico di Laggiù, dove lavorano alacremente una masnada di politici di spessore che adesso vivono nella stupenda oscurità delle tenebre. Essi potrebbero tornarti di aiuto se quel signore non dovesse piegarsi ai tuoi molteplici espedienti.
Mi parli anche di vecchie glorie che sono uscite dalla porta e che vorrebbero rientrare dalla finestra. C’è chi si è dimesso e vuole rientrare in gioco, e c’è chi aveva giurato di non voler avere più nulla a che fare con la politica e che, invece, si candida di nuovo. 
Ah, come olezza il potere! Come non gioire a questa notizia? È la distruzione della cosiddetta coerenza, cosa che ci aggrada tantissimo. 
Fa’ in modo che gli elettori non diano peso a queste circostanze a noi favorevoli. Distraili. Distoglili, semmai adoperando questo motivo: essi vanno votati perché hanno esperienza politica, sono dei professionisti, sanno come vanno le cose amministrative e le congiure di palazzo. 
Che poi tutto ciò non sia vero e che abbiano fatto pure qualche danno a noi non deve minimamente interessare. Sii machiavellico, scaltro, diabolico per l’appunto. 
L’uomo, d’altro canto, quell’insulso animale a due gambe, dimentica presto e facilmente, preso com'è da tante inezie che noi trasformiamo in problemi insormontabili. Personaggi come quelli possono tornarci molto utili qualora dovessero essere eletti. 
Sai che caos si determinerebbe nelle sedi dei partiti e durante le sedute del prossimo Consiglio Comunale? Dovremmo poterle filmare per poi utilizzarle per istruire le nostre nuove leve. Ma per questo c’è tempo. Abbiamo già cospicuo materiale didattico a tale proposito.
Bene, ora devo salutarti. Tienimi aggiornato. Fra non molto devo incontrare quei diavoli che si stanno occupando del referendum sulle trivelle. Per farlo fallire, ovviamente.
Un abbraccio fortissimo da tuo zio,
                                        Berlicche