Il Dio Di Passaggio

Avevamo ricevuto diversi allarmi, richieste di intervento, imprecazioni, inviti a chiamare la Sovrintendenza… sulla strana “cosa” in costruzione davanti alla facciata senza pace di palazzo Jatta.
Abbiamo mantenuto la calma e alla fine la verità, che sa sempre dove andare, come sempre è venuta a trovarci.
È lo stesso autore dell’opera, il giovane Massimiliano Di Gioia, a parlarcene.
Si tratta di una installazione, il Dio Stupore. Un’opera d’arte che starà lì un mese, “se i vandali non me la buttano giù prima”.
Quindi possiamo stare tutti tranquilli.
Si tratta di un dio di passaggio
Mentre resta che un giovane talento ruvese ha avuto la possibilità di esprimersi anche in patria dopo averlo fatto con successo fuori.
Speriamo diventi una regola. Che il dio delle opportunità passi più spesso e magari si fermi un po’.

DIFFERENZIATA AL CONTRARIO


La povertà nell'epoca dello spreco istituzionale
Foto archivio


Un uomo sui settant'anni, certamente italiano, ruvese, vestito con decoro, pantaloni lunghi e camicia celestina dentro la cintura, pulito, dall'aria normalissima. 

Il padre o il nonno classico di uno qualunque dei nostri Lettori.

Sembra un cliente come tanti, un tranquillo pensionato appena arrivato nell'area del fruttivendolo, ma improvvisamente alza il coperchio di un cassonetto per l'umido.

Circa le 20. Stasera. (Ieri per chi legge, ndr).

Potrebbe essere un cittadino che fa la differenziata.

Ma allora perché le sue due buste sono vuote?

Lui non segue certamente il filo dei miei pensieri e ficca la testa dentro, calandosi il coperchio sulla nuca, per mantenerlo lasciandosi le mani libere, ma anche per nascondersi un po', nella sera incipiente.

E comincia a cercare. Qualcosa con cui riempire quelle buste.

Il primo istinto è avvicinarsi e chiedere. Ma è troppo dignitoso. Lo umilierei.

Ecco, senza alcuna polemica, ma vorrei sapere se i servizi sociali sanno di queste cose. Se fanno qualcosa. E, se non fanno, perché non la fanno.

Inutile chiedere a Palazzo Avitaja, il regno dell'omertà.

Lo chiedo a voi. Gli unici di cui mi fido.

Come la vedete?

Ed è possibile che nel 2015 siamo tornati alla fame? La fame vera, quella che fa perdere ogni pudore?

Due anni fa abbiamo proposto un taglio radicale agli sprechi, e che si risparmiasse sulle inutili festaiole e sullo zinnannà, allestendo un piano speciale di contrasto alla povertà di almeno 100.000 euro annuali.

Nessuno ha sentito a Palazzo dei Sordi Avitaia. Ed eccoci qui. Due anni dopo. Ad aver scialacquato in stupidaggini, sprechi e in sventramenti urbanistici magari a costo di tagliare sul sociale, anziché aumentarlo con fondi straordinari.

Prima o poi riusciremo a buttare questa sciagurata amministrazione nel cassonetto della storia in cui merita di finire.

Ma è ugualmente dura, nel frattempo, assistere alle peregrinazioni di cittadini tra i bidoni, abbandonati da tutti, costretti a fare la differenziata al contrario. Dal bidone alla busta.