Il Dio Di Passaggio

Avevamo ricevuto diversi allarmi, richieste di intervento, imprecazioni, inviti a chiamare la Sovrintendenza… sulla strana “cosa” in costruzione davanti alla facciata senza pace di palazzo Jatta.
Abbiamo mantenuto la calma e alla fine la verità, che sa sempre dove andare, come sempre è venuta a trovarci.
È lo stesso autore dell’opera, il giovane Massimiliano Di Gioia, a parlarcene.
Si tratta di una installazione, il Dio Stupore. Un’opera d’arte che starà lì un mese, “se i vandali non me la buttano giù prima”.
Quindi possiamo stare tutti tranquilli.
Si tratta di un dio di passaggio
Mentre resta che un giovane talento ruvese ha avuto la possibilità di esprimersi anche in patria dopo averlo fatto con successo fuori.
Speriamo diventi una regola. Che il dio delle opportunità passi più spesso e magari si fermi un po’.

La Festa è Finita. Salta il Talos?


Finiti i soldi. Finita anche la Provincia. Salta il Talos?
Clamoroso dalla Gazzetta di oggi, 15 luglio 2014.



Abbiamo più volte sottolineato la nostra contrarietà all'orgia di finanziamenti pubblici (cioè, in Italia, partitocratici e clientelari) alla "cultura", cioè - fatte le dovute e scarse eccezioni - all'interpretazione contemporanea del panem et circenses degli antichi Romani.

Un'orgia che ha prodotto nel tempo non solo la solita proliferazione di clientelismi e opacità per arrivare ai piccioli, ai soldi; ma anche un generale consistente abbassamento della qualità del prodotto finale, quale che sia il settore, cinema, teatro e quant'altro. La musica ovviamente non fa eccezione.

Nel migliore dei casi, si è creata la figura dell'imprenditore culturale che ha dovuto capirci qualcosa più di bandi e concorsi, magari di fiutare le tendenze, anziché fare cultura (che è più o meno il contrario che seguire le mode; semmai crearle).

Nel peggiore, la figura prevalente di uno sbrigafaccende dei politici che usano la "cultura" e i relativi fondi per l'unico vero obbiettivo per cui si spendono i fondi pubblici in questo Paese: comprare il consenso che una classe politica decrepita e squalificata non è in grado di procurarsi con idee e progetti realmente meritocratici e portatori di sviluppo.

Oggi la pacchia sembra finita. In realtà, è facile prevedere che anche la chiusura non sarà generale e uguale per tutti, ma si salveranno in qualche modo i fedelissimi. Cioè gli esempi peggiori.

Gli eventi più pacchiani e più vicini allo spettacolo e al mangereccio, a scapito di quelli che conservano qualche dignità.

Vedremo, dal fatto che sopravviva o meno, a quale categoria è assegnato dalle sedicenti alte sfere il Talos Festival, un tempo gioiello, oggi alla mercé di quel che rimane.

Il Talos che la Gazzetta da "a rischio" insieme a tanti altri.

Che tristezza, essere rimasti aggrappati alla greppia pubblica e le sue convulsioni, e non aver avuto il coraggio, quand'era il tempo, di scegliere il mare aperto.

È questo l'aspetto più grave. Che la sopravvivenza o meno del Talos, breve o lunga che sia, dipende da tutto, da tutti, meno che dal Talos.



mario albrizio