Il Dio Di Passaggio

Avevamo ricevuto diversi allarmi, richieste di intervento, imprecazioni, inviti a chiamare la Sovrintendenza… sulla strana “cosa” in costruzione davanti alla facciata senza pace di palazzo Jatta.
Abbiamo mantenuto la calma e alla fine la verità, che sa sempre dove andare, come sempre è venuta a trovarci.
È lo stesso autore dell’opera, il giovane Massimiliano Di Gioia, a parlarcene.
Si tratta di una installazione, il Dio Stupore. Un’opera d’arte che starà lì un mese, “se i vandali non me la buttano giù prima”.
Quindi possiamo stare tutti tranquilli.
Si tratta di un dio di passaggio
Mentre resta che un giovane talento ruvese ha avuto la possibilità di esprimersi anche in patria dopo averlo fatto con successo fuori.
Speriamo diventi una regola. Che il dio delle opportunità passi più spesso e magari si fermi un po’.

"Contiene Solfiti". Facciamo un po' di chiarezza sulla Solforosa nel vino.


La differenza tra bere salute e bere quel che capita, tra vino ottenuto con procedimenti naturali e vino chimicamente trattato                                     




Innazitutto,che cosa è la Solforosa?  L'anidride Solforosa o diossido di zolfo è un gas usato in cantina come additivo enologico. 

Puo' essere usato sia sui mosti che sui vini sotto forma di sale ( metabisolfito di potassio ) sia sotto forma di soluzione. È anti-ossidante e antisettico.

La sua  funzione è quella di agire come antiossidante e quindi di proteggere il mosto e il vino dal contatto con l'ossigeno il quale andrebbe a ossidare le sostanze coloranti conferendo un colore, un odore e un sapore tipicamente detti di ossidato. 

O marsalato se il difetto è più accentuato.

Svolge anche una funzione antiossidasica essendo in grado di bloccare gli enzimi ossidasici delle uve, Leccasi e Tirosinasi, particolarmente presenti in caso di uve non sane e attaccate da marciumi e muffe.

Infine ha un'azione antisettica.  

Essendo un gas tossico per l'uomo, la legge fissa dei limiti: 210 mg/l per i vini bianchi, 160 mg/l per i vini rossi e 260 mg/l per i passiti. 

Quindi su tutte le etichette dei vini, compresi quelli che di solforosa ne hanno pochissima, cioè 10-20-30 mg/l; o poca, 40-50 mg/l, la dicitura è comunque obbligatoria dato che la legge impone  al produttore di scrivere quelle due parole, "Contiene Solfiti", quando il contenuto della Solforosa è uguale o superiore a 10mg/l.  

Quindi sull'etichetta dei vini si troverà sempre la dicitura "Contiene Solfiti". 

Infatti molti vini anche se prodotti con agricoltura biologica o biodinamica per un processo naturale di fermentazione superano di poco i 10 mg/l il che rende obbligatorio per il vignaiolo scrivere in etichetta "Contiene Solfiti". 


In termini di legge, non c'è nulla di male in questo. Ma dobbiamo tenere ben presente una cosa. 

Come abbiamo visto i limiti di legge della Solforosa totale sono molto alti e non c'è nessun obbligo di legge di indicare in etichetta il quantitativo di Solforosa disciolta nel vino.  

In parole povere per la legge non c'è alcuna differenza tra un vino che contiene 10-20-30-40-50 mg/l e uno che ne ha 160-200-250 mg/l. Per la legge non c'è differenza, ma per il nostro organismo la differenza è abissale. 

E allora come fare per sapere se il vino che stiamo bevendo è salutare o meno? 

Semplice: chiedetelo qui. Alcune cantine dichiarano esplicitamente il livello di solfiti. Un gesto di correttezza che va apprezzato. E noi vi aiuteremo a valutare il vostro vino.


P.s: Il vino è l'unico alimento al mondo che non riporta in  etichetta i suoi componenti...                                                                                                                                                                                                                                                                            
     Luca La Fortezza