Il Dio Di Passaggio

Avevamo ricevuto diversi allarmi, richieste di intervento, imprecazioni, inviti a chiamare la Sovrintendenza… sulla strana “cosa” in costruzione davanti alla facciata senza pace di palazzo Jatta.
Abbiamo mantenuto la calma e alla fine la verità, che sa sempre dove andare, come sempre è venuta a trovarci.
È lo stesso autore dell’opera, il giovane Massimiliano Di Gioia, a parlarcene.
Si tratta di una installazione, il Dio Stupore. Un’opera d’arte che starà lì un mese, “se i vandali non me la buttano giù prima”.
Quindi possiamo stare tutti tranquilli.
Si tratta di un dio di passaggio
Mentre resta che un giovane talento ruvese ha avuto la possibilità di esprimersi anche in patria dopo averlo fatto con successo fuori.
Speriamo diventi una regola. Che il dio delle opportunità passi più spesso e magari si fermi un po’.

Verso la Ricostruzione di una Memoria Storica



Secondo le note teorie dell’economia del benessere, ogni fenomeno dell’agire umano produce una serie di conseguenze i cui effetti possono ricadere sia sul suo autore, sia sull’intera collettività.

Queste sono le immagini che meglio rappresentano la quotidianità nel nostro centro storico. Una quotidianità in cui l'automobile non è considerata solo un mezzo indispensabile, ma una nostra appendice. E fa ormai parte del nostro arredo urbano, effetto inevitabile di un contesto piccolo ed immodificabile.

Il posto auto è perciò diventato, nell'immaginario comune, un diritto inalienabile. Avere un parcheggio disponibile sotto casa è una discriminante per la scelta della propria abitazione.

Quest'abuso va di pari passo con l'annosa questione della riqualificazione del centro storico stesso. La nostra opinione è che Ruvo, come gran parte del Meridione, presenti due sentimenti: disinteresse contrapposto a volontà di cambiamento.

I non residenti nel borgo antico ormai lo reputano un corpo estraneo. Vige un senso di non appartenenza in cui è tutto concesso, compreso sporcare, a scapito di chi ci vive ed è costretto a "sopportare" le scomodità di un luogo così angusto.

Alcuni dei residenti, invece, mal sopportano manifestazioni, eventi culturali ed esibizioni e pretendono che il centro storico abbia tutte le comodità della periferia.

Altri, troppo pochi in verità, vorrebbero vedere valorizzato il borgo antico. Esiste ancora, e ne siamo certi, quel senso di attaccamento alle proprie radici, ai luoghi in cui tutto è nato; ma capiamo anche quanto debba essere difficile ed inaccettabile scontrarsi con una realtà deludente

E ci ritroviamo ad ammirare con grande stupore le meraviglie di borghi settentrionali (per citarne alcuni: Siena, San Gimignano, Volterra, Monteriggioni), quasi del tutto ignari del nostro prezioso patrimonio storico e artistico. Dovremmo ricostruire il valore di questi capolavori. Basta solo ripulirli, lucidarli e mostrarli con orgoglio.

Crediamo fermamente che sia giunto il tempo di incoraggiare un cambiamento sulla nostra percezione dei diritti d’uso del centro storico.

E’ tempo di diventare più consapevoli dei vincoli necessari a preservare un ambiente che conserva nella sua dimensione fisica la propria memoria storica.

Reputiamo che il punto di partenza sia la questione “automobili”, su cui ci permettiamo di proporre una soluzione, certamente perfezionabile.

1) Eliminiamo da subito le macchine in sosta dalle piazze e dai larghi del centro: Largo Cattedrale, Largo Annunziata, Largo San Giovanni, Piazza Matteotti (a proposito, servono tempi biblici per un progetto di riqualificazione?), Largo Bonadies, Piazza Carmine, Largo San Carlo, Largo Cotugno, Piazzetta Fiume, Largo Le Monache, Piazza dell'Orologio, Largo San Giacomo, Largo Sant'Agnese, Largo Purgatorio.

Successivamente estendiamo il divieto di sosta (ma non di fermata) a tutto il borgo antico.

2) Manteniamo carrabile l’intero centro storico per i residenti, ma accessibile solo Via Vittorio Veneto da Piazza Bovio, via Boccuzzi da Piazza Matteotti, e Largo San Giacomo, introducendo controlli SERI per l'ingresso nella ZTL attraverso mezzi tecnologici, già in uso da molti anni, quali pilomat e telecamere. Tutti gli altri accessi, invece, vietati.

3) Su tutti i corsi, esclusivamente per i residenti nel centro storico, libero parcheggio sul lato più prossimo al borgo. Vietato il parcheggio a tutti gli altri.

4) Per evitare svantaggi agli esercizi commerciali disposti sulle vie in discussione, il lato esterno di ogni corso potrebbe essere regolamentato con disco orario durante l’apertura (30 min / 1 h), agevolando la sosta per acquisti.

In questa proposta abbiamo omesso, poichè ritenute ovvie, le eccezioni per disabili o persone che necessitano di un posto nelle immediate vicinanze della propria abitazione.

Alla ponderata limitazione di circolazione, posta come possibile soluzione per la salvaguardia dei beni della collettività, dovrebbe seguire un progetto organico, ad opera dell’amministrazione, di riforma e pianificazione urbana, oltre che della viabilità, in accordo con l’opinione dei residenti.

Il centro storico assumerebbe un nuovo volto, si depurerebbe da alcune brutture, vestirebbe i panni dell’antico e bello, anziché del vecchio e deturpato, e il valore degli immobili ne gioverebbe. E sarebbe il grembo ideale per accogliere le famiglie e i giovani. Piazze e larghi, inoltre, potrebbero essere sfruttati come “piccoli teatri” all’aperto.

Ci auguriamo, infine, che la cittadinanza sia sempre più propositiva e attenta, divenendo il vero motore della rinascita di Ruvo di Puglia. Sarebbe auspicabile che ciascuno prenda coscienza della concreta possibilità di migliorare l’humus cittadino, reprimendo con forza il qualunquistico e pessimistico “ormai...che ci vuoi fare?!”.

Ci piace concludere così, con una citazione di Peppino Impastato:

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”


Dario Bernardi

Ivan Iosca