La terra degli Infedeli (una proposta di dialogo)



La valutazione e l’analisi di una situazione amministrativa hanno sempre risvolti di natura politica. E la tenuta e l’omogeneità di una coazione politica si misura dal grado di condivisione dei provvedimenti amministrativi, che devono essere assunti previa ampia, esauriente e convincente discussione fra le forze politiche. 

Il braccio di ferro serve a poco. La forza si esaurisce presto, mentre dura e ha effetti positivi
una stretta di mano, la cordiale intesa fra gli uomini e le donne di buona volontà che hanno aderito ad un comune progetto, fintanto che esso conserva i tratti della condivisione, della collaborazione, del buon governo.

La forza delle idee e degli argomenti non può essere superata dalle urgenze dello stato emergenziale – che sembra perenne – né dalla eccitazione dell’impellenza.

Del resto le emergenze e le impellenze erano ben note. Una chiara e lungimirante programmazione amministrativa, sostenuta da un’altrettanto limpida visione politica di prospettiva, avrebbe dovuto dire parole tempestive, chiare ed univoche su talune problematiche all’ordine del giorno, quale quella dei comparti, ad esempio, che toglie il sonno e la pace a tante famiglie ruvesi. 

La conferenza stampa tenuta dal dr. Paparella sabato 14 luglio a tale proposito, al di là dei contenuti che altri potrebbero contraddire, ha messo in evidenza la complessità di una situazione che viene da lontano e che presenta risvolti molteplici e finanche imbarazzanti. 

Sarei anch’io dell’avviso di tenere una pubblica conferenza sul punto, con la partecipazione di tutti i protagonisti, affinché i cittadini possano formarsi un’idea dello stato delle cose, del passato, dell’attualità, del futuro che, per quanto incerto, sarà fatto di sentenze e di esborsi a carico del Comune e dei soci delle cooperative. A meno che non accada un miracolo, cosa per la quale nessuno sembra abilitato.

Il patto circa il metodo siglato dalle forze di maggioranza ha posto fine ad un pericolosa deriva sfascista, con la speranza che gli “spiriti animali” dei più forti nel senso dei numeri non risorgano. 
Il rischio che una coalizione si appiattisca sulle posizioni delle maggioranze piuttosto che aderire ad una proposta migliore proveniente dalle minoranze c’è sempre. 

Se si assecondasse il principio della qualità della proposta invece di quello del numero – che pure conta in democrazia – il percorso di una compagine amministrativa si farebbe meno accidentato, più lineare, meno scosceso. Quando una maggioranza si blinda, si perde lo spirito comune, ci si priva dell’apporto di idee e suggerimenti che, messi a confronto, possono rappresentare la novità vera. Quando alcuni ritengono di dominare la scena, si determina l’effetto di passare per tutori di interessi poco pubblici se non corporativi. 


La pubblica amministrazione locale non deve fare piaceri o favori a nessuno, ma mettere tutti i cittadini sullo stesso piano, con i medesimi diritti e doveri. 

Quando invece il diritto diviene favore; quando un atto amministrativo suscita generale perplessità, che riguardi l’edilizia o l’organizzazione dell’apparato burocratico o il sociale,  è consequenziale che la forbice fra cittadino ed istituzioni, fra cittadino e partiti, si divarichi. La vera rivoluzione socialista, popolare e cristiana da compiere è fare tabula rasa di una visione della cosa pubblica come gestione di interessi e non di beni pubblici e comuni.

Questo capovolgimento culturale richiede che si ponga urgente rimedio alla lentezza amministrativa, alla farraginosità di un modus operandi che ha delle attenuanti, certo, ma che non è più tollerabile nel terzo millennio dopo Cristo. 

Mentre il mondo avanza, progredisce; mentre si affacciano nuove istanze di libertà e di rinnovamento della vita socioeconomica, non è pensabile che la politica e l’amministrazione si fermino a contemplare il passato, a vivere di ricordi e di nostalgie, reiterando metodi desueti, e non si spingano oltre. 

Le persone, i cittadini, chiedono risposte certe e servizi efficienti, meno burocrazia e meno superficialità, interlocutori competenti e sensibili.

La rivoluzione culturale passa attraverso una richiesta di democrazia sostanziale dal basso e di partecipazione democratica attiva e consapevole. Grave, in questo senso, che non ci sia comunicazione fra ente pubblico e cittadini, che l’informazione circa l’attività amministrativa sia pressoché assente, sia di chi governa sia di chi fa opposizione.

Gli alti papaveri vogliono conservare lo status quo, non hanno alcun interesse a privarsi di privilegi a vantaggio delle persone le cui esistenze sono segnate dalla precarietà, dal peso eccessivo di doveri a cui non corrispondono eguali diritti. E si ha come l’impressione che “meno informazione puntuale e più notizie alla rinfusa” sia funzionale a mantenere una certa distanza fra cittadini ed apparato. Della serie: meno si sa e meglio è.   

La classe politica – tranne qualche eccezione - è impegnata ad impedire l’accesso di nuovi soggetti e potenzialità nell’agone politico-amministrativo

Favorire realmente il ricambio – e non solo a chiacchiere – farebbe apparire dannatamente vecchio ed inservibile chi non ha avuto la capacità di rinnovarsi, di mantenere una freschezza di cuore e di mente.

SEL ambisce ad essere un partito di giovani. Vuole guardare avanti e non ripiegarsi su posizioni di retroguardia né difendere interessi corporativi o di casta. È un partito che scommette sul futuro, sui principi attivi, sull’idea di fabbrica delle idee, sull’amicizia e non solo sulla parola “compagno”, per quanto nobile ed evocativa di una storia.

Consapevole di questa prospettiva impegnativa, sono in SEL per dare il mio modesto contributo all’avvento di un nuovo clima di rinnovamento e di fiducia. Il futuro per larga parte appartiene a chi è capace di rinnovarsi nello spirito della mente ed accogliere le nuove sfide dei tempi nuovi. 

Da cultore del futuro e non da agitatore del passato nostalgico, muovo i miei primi passi nella terra degli “infedeli”, la cui caratteristica principale sta nell’essere infedeli ad una visione rozza e liberticida di società e ad un modo di amministrare la cosa pubblica lontano dalle reali esigenze delle persone, obiettivo che credo comune ad altre forze politiche dell’attuale maggioranza.  

                     Salvatore Bernocco