Il Dio Di Passaggio

Avevamo ricevuto diversi allarmi, richieste di intervento, imprecazioni, inviti a chiamare la Sovrintendenza… sulla strana “cosa” in costruzione davanti alla facciata senza pace di palazzo Jatta.
Abbiamo mantenuto la calma e alla fine la verità, che sa sempre dove andare, come sempre è venuta a trovarci.
È lo stesso autore dell’opera, il giovane Massimiliano Di Gioia, a parlarcene.
Si tratta di una installazione, il Dio Stupore. Un’opera d’arte che starà lì un mese, “se i vandali non me la buttano giù prima”.
Quindi possiamo stare tutti tranquilli.
Si tratta di un dio di passaggio
Mentre resta che un giovane talento ruvese ha avuto la possibilità di esprimersi anche in patria dopo averlo fatto con successo fuori.
Speriamo diventi una regola. Che il dio delle opportunità passi più spesso e magari si fermi un po’.

La Cultura per Costruire una Città Migliore

L'Associazione Tra il dire e il fare/Compagnia La luna nel letto prende autorevolmente posizione nel dibattito sulla Cultura con questa bellissima 
Lettera Aperta che condividiamo pienamente

LETTERA APERTA
Affinché la cultura sia davvero pubblica 
occorre condividere un dialogo costante.

Entriamo nel dibattito che si è aperto con la lettera di Mario Albrizio e i successivi interventi, e cogliamo il suo invito a dire la nostra.

Arriviamo subito al dunque: chi non è d’accordo all’idea di una città che si promuove, che promuove la sua immagine per attirare i turisti?
Cultura e turismo si sposano perfettamente. Saremmo fuori dal tempo se non ragionassimo in questa direzione.

Il punto è come si arriva a questo. Il punto è che, per promuoversi all’esterno, bisogna essere consapevoli e chiari di chi si è e cosa si ha
 dentro le mura cittadine. Ed è la comunità intera che deve capire ed essere consapevole con quali valori, significati, azioni, tra tradizione ed innovazione vuole forgiare la propria parola cultura. Non si può più pensare nel breve periodo.

Da qui a vent’anni cosa vuole essere questa città con i suoi cittadini che la abitano ancora? 

Da sempre gli assessori che si sono succeduti hanno fatto bella mostra della propria, personale idea di cultura, chiedendo a noi operatori di fare progetti da inserire in programmi che non hanno niente a che fare col contesto culturale e che come accade per la maggior parte dei progetti pubblici vengono stilati senza che se ne possa intuire il processo e mancano di una progettualità culturale realmente pubblica.

Noi ci siamo stancati di questo. Non chiedeteci più progetti che poi non si sa mai che fine fanno, perché a quel punto sorgono spontanee tante domande. Per esempio: perché la rassegna “Il paese dagli occhi sorpresi” è stata mandata in cantina? 
Non aveva certo problemi di numeri, né di partecipazione dei cittadini di ogni età o di turisti (basterebbe solo ricordare piazza Garibaldi animata dalla balera con “I Magnifici” o i bambini bolognesi e francesi a scambiarsi giocattoli con i bambini di Ruvo durante il Mercatino…); perché questa rassegna no e un’altra si? quali sono i criteri di scelta? 

Forse qualcuno pensa che le attività per i bambini siano meno culturali di altre? Costruire cultura con i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze interessa o no a questa città? 

questo non riguarda anche le politiche sociali e le istituzioni formative? Dove si incontrano la ricerca di cultura e  quella del miglioramento della  qualità della vita? 

Potremmo sognare una città a misura di bambino che attira i turisti… da tutto il mondo?! Sono domande, sono esempi!

La maggior parte delle volte la gran parte delle risorse è stata spesa in eventi che coprono pochi giorni nell’arco di un anno. Per esempio, in un anno composto da 365 giorni, quanti giorni occupano La Settimana Santa, il Corpus Domini e il Talos Festival? 20 giorni? 30?

Sono tutte attività che appartengono alla nostra storia, che hanno un peso specifico particolare e che è giusto valorizzare ma da inserire in una pianificazione largamente condivisa. 

In un tavolo di lavoro noi chiederemmo:
  1. Perché non si prova a lavorare, rispettando la tradizione, intorno ad un rilancio della  Settimana Santa coinvolgendo tutte le professionalità artistiche che Ruvo offre?
  2. dov’è il Talos tutto il resto dell’anno? Perché  quella settimana non è  stata mai la conclusione di un percorso annuale di formazione con i grandi maestri che vediamo solo a settembre, destinato ai giovani musicisti di Ruvo e non solo?

Ogni volta manca la condivisione del percorso che porta alle scelte. 
Sarebbe auspicabile che chi opera sul territorio 365 giorni all’anno, e siamo tanti tra amatori e professionisti, e chi usufruisce di questi servizi, abbia la possibilità di ridisegnare il destino di questa città attraverso un percorso di ricerca, analisi e autocritica che è l’unica possibilità vera di pensare al futuro, mettendo a valore e a sistema tutte le energie vecchie e giovani di questa città.

Abbiamo bisogno di un progetto politico, forme di co-progettazione partecipata delle politiche culturali attraverso un laboratorio permanente a livello cittadino.

Stiamo chiedendo, non solo con le parole ma anche con le azioni che come associazione ogni giorno dell’anno mettiamo a servizio di questa città, che qualsiasi discorso, progetto, programmazione, evento abbia come punto di partenza una idea condivisa di miglioramento della qualità della vita perché solo questo può trasformare le pratiche quotidiane in servizi a disposizione di tutti, cittadini e turisti.
Sviluppare il tessuto culturale permette di stimolare il turismo culturale in cui la produzione diffusa e continuativa garantita dal tessuto creativo e associativo della città può diventare un elemento strategico dello sviluppo turistico.

Basta cifre ed elenchi: iniziamo a porci le domande giuste!


Associazione Tra il dire e il fare/Compagnia La luna nel letto