Il Dio Di Passaggio

Avevamo ricevuto diversi allarmi, richieste di intervento, imprecazioni, inviti a chiamare la Sovrintendenza… sulla strana “cosa” in costruzione davanti alla facciata senza pace di palazzo Jatta.
Abbiamo mantenuto la calma e alla fine la verità, che sa sempre dove andare, come sempre è venuta a trovarci.
È lo stesso autore dell’opera, il giovane Massimiliano Di Gioia, a parlarcene.
Si tratta di una installazione, il Dio Stupore. Un’opera d’arte che starà lì un mese, “se i vandali non me la buttano giù prima”.
Quindi possiamo stare tutti tranquilli.
Si tratta di un dio di passaggio
Mentre resta che un giovane talento ruvese ha avuto la possibilità di esprimersi anche in patria dopo averlo fatto con successo fuori.
Speriamo diventi una regola. Che il dio delle opportunità passi più spesso e magari si fermi un po’.

I Ventriloqui



Pair of greaves with a Gorgon's head in relief...

Vorrei allertare i miei concittadini sulla presenza in città non soltanto di branchi di cani randagi, ma anche di una schiera di ventriloqui al servizio della politica politicante, quella, per intenderci, che con la Politica non ha niente da spartire.  


Costoro, per ordine dei loro capi, si appostano agli angoli delle vie e tendono le orecchie per raccogliere brandelli di frasi, commenti, impressioni da riportargli fedelmente, come fa il cane col suo padrone quando gli riporta l’osso, festante ed ansante.

Scodinzolano e sono gongolanti di gioia quando ricevono lo zuccherino dalle mani del mandante, da colui che li manovra e che, all’occasione, gli mette in bocca parole che non si sarebbe nemmeno sognati di pronunciare e che non sono nel loro striminzito vocabolario. Tutt’al più hanno letto il Bignami o sunti del Bignami.    


Costoro hanno gli occhi iniettati di sangue. Meditano la vendetta. Cercano in tutti i modi di riscattarsi, di ritagliarsi una posizione di non-ventriloquo, semmai come attori di second’ordine nei teatrini rionali della politica, sempre col benestare del mandante. Meditano, attraverso la delazione, il riscatto sociale. 

Vorrebbero ribaltare le situazioni consolidate. Auspicano nuovi scenari di contrasto al dilagante menefreghismo. Perché loro, i ventriloqui, ed i loro capi sarebbero i soli in grado di fare. Gli altri, tutti gli altri, sarebbero degli scansafatiche.

Non se ne può più dell’accanimento di costoro nei riguardi di chi non vuole vestire i panni del servo sciocco o mettersi a novanta gradi. Non se ne può più di quell’andare sempre sopra le righe. 

Non se ne può più di quell’ambizione di ritenersi depositari di tutta la verità, cosa peraltro assai lontana dalla realtà. Non se ne può più di chi parla a sproposito, muovendo le labbra con la voce di un altro. Non se ne può più di chi guarda la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non si dà cura della trave nel proprio. 

Non se ne può più di gente senza dignità e di un’ignoranza mostruosa. I ventriloqui non sanno molte cose, possiedono scarso senso critico, hanno un radioso futuro alle loro spalle e poche letture, ma la loro funzione è di essere ventriloqui, per l’appunto, dimostrarsi più realisti del re, accantonare il bon ton per denigrare, mettere alla berlina gli avversari, rovinargli la reputazione.

Ma non c’è il rischio che questo modo di fare, che rivela un modo di essere, possa produrre risultati concreti. Tutt’altro. A Ruvo, nella nostra cittadina, chi va sopra le righe non ha alcuna possibilità di emergere. E non viene creduto. 

Insomma, per farla breve, è una voce che esclama nel deserto, come Giovanni il Battista, il quale però annunciava la Parola, non le chiacchiere da bar o da circoli più o meno ricreativi, con tutto il rispetto per chi ama frequentarli.      

Salvatore Bernocco