martedì 19 luglio 2016

QUELLA STRAGE CHE CI HA TOLTO IL SONNO E FATTO APRIRE GLI OCCHI


Un amico mi scrive. ma è come se mi fossi scritto da solo. Perché il suo pensiero è il mio. È quello di tutti.

Su quei binari tragici è deragliata, oltre alla vita di 23 cittadini, amici, parenti, conoscenti e di decine di feriti e delle loro famiglie - anche la fiducia che ci legava a quel servizio un tempo scassatuccio, oggi più moderno almeno all'apparenza, mentre la sostanza si è rivelata drammaticamente non all'altezza.

Ma un servizio di cui nessuno, mai, fino a quel 12 luglio, aveva mai messo in dubbio la sicurezza. Neanche quelli che "sapevano" perfettamente le falle e le criticità, e che si sono guardati bene dall'informarci e dal porvi rimedio. 

È questo che ci fa perdere il sonno. Che ci fa essere un'unica famiglia di dolore e di tristezza insieme alle famiglie sconvolte di chi non c'è più.

Ora Verità. Giustizia. E binari messi immediatamente in sicurezza. Su questo non possiamo permetterci il lusso di transigere.


Ciao Mario,
ti invio una mia personale considerazione circa il tragico avvenimento del 12 luglio scorso.
Non sono un utente diretto di questo servizio pubblico ma mio figlio effettua quella tratta tutti i giorni per andare a scuola e questa cosa mi sta togliendo il sonno la notte.
Al termine della mia considerazione mi chiedo se esista la possibilità, per noi cittadini, di essere parte attiva per evitare che quanto accaduto possa ripetersi.
Se lo riterrai opportuno potrai pubblicarlo sul portale di Ruvo Libera. Il mio intento è solo quello di stimolare una discussione in merito.
Lo sai che non sono alla ricerca di notorietà per cui ti chiedo, se l’articolo deve essere necessariamente firmato, di firmarlo solo con le mie iniziali.   
Un caro saluto


Passato il tempo di seppellire i morti si cerca di tornare alla vita di ogni giorno. Una vita che per molti non sarà più la stessa. Una realtà inesorabilmente permeata dal pianto e da un’angoscia che non avrà mai fine, specialmente per i congiunti delle vittime.
Mettere ordine ai sentimenti che pervadono il nostro cuore è difficile ma non possiamo affidare alla rabbia, alla frustrazione, al dolore il ruolo di timoniere delle nostre fragili esistenze.
La magistratura farà il suo corso per accertate le responsabilità dell’accaduto che sono molteplici e a vari livelli, da quelle più dirette dei dipendenti di Ferrotramviaria quel giorno in servizio a quelle dei dirigenti della Società fino a quelle della nostra classe politica. Ognuno coinvolto a vario titolo per azioni o per omissioni. 
E chissà se, come spesso accade in queste circostanze, pagheranno solo coloro i quali hanno “il minor peso specifico nella gerarchia della catena alimentare”.
Comunque vada, niente e nessuno ci restituirà i cari persi in questa immane tragedia.
C’è un tempo per piangere. C’è un tempo per seppellire i morti. C’è un tempo per accertare le responsabilità. Ma c’è anche un tempo per salvare quello che si può salvare. C’è un tempo per guardare al domani, per agire e per evitare che quello che è accaduto possa ripetersi ancora.
La Società Ferrotramviaria è un soggetto privato che svolge un servizio pubblico. Un servizio pubblico che ci appartiene. Un servizio pubblico che fa parte della nostra storia e del nostro territorio. 
Un’infrastruttura che non è fatta di soli vagoni e rotaie. Ma è intrisa delle storie e dei vissuti di ciascuno di noi che gli hanno dato un’anima in questi cinquant’anni di vita. In questi anni la Società Ferrotramviaria ha fatto passi da gigante in termini di innovazione tecnologica ed ampliamento dell’offerta, un’azienda che ha garantito mobilità e lavoro per tanti pugliesi.
Ma è altresì vero che in virtù di quanto accaduto quel maledetto 12 luglio è venuto meno quel legittimo affidamento che come utenti abbiamo da sempre riposto in questo servizio, nelle sue infrastrutture e nei suoi operatori. In particolar modo su quella tratta che è rimasta la “cenerentola” di turno dove ventitré parenti, amici o semplici conoscenti non sono riusciti a scampare a quell'ineluttabile appuntamento con la morte.
Non è più tempo di concedere deleghe in bianco. È tempo di capire. Di pretendere ed esigere. Non più deroghe, non più doppi binari nella legislazione e nell’attività di controllo, ma doppi binari automatizzati nella concreta realtà dei fatti.
Certo tra norme da rispettare e lungaggini burocratiche non è semplice realizzare un doppio binario. Ma la messa in sicurezza con sistemi automatizzati è d’obbligo
È costoso? Abbiamo già pagato un enorme tributo di sangue. È inutile tanto fra un po’ avremo il doppio binario? Non è più il tempo delle favole. Non ci crediamo più e non siamo disposti ad aspettare oltre.
Fra qualche mese terminerà la pausa estiva. Tanta gente ritornerà al lavoro, all’università a scuola e chissà se passato il lutto, tutto ritornerà come prima. Se ci ritroveremo a giocare ancora con questa maledetta roulette russa che prima o poi ti presenta il conto.
A questo punto viene da chiedersi se esiste uno strumento giuridico attraverso il quale cittadini portatori di un interesse collettivo possano appropriarsi del diritto di esigere, verificare e controllare l’adeguamento della rete ferroviaria, di quella non a norma, ai previsti standard di sicurezza. 
Quelli massimi, non quelli in deroga, al ribasso. Una specie di osservatorio che “aiuti” dirigenti, istituzioni e politici a mantenere fede alle promesse fatte il giorno del disastro.

V. L.








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lunedì 18 luglio 2016

ORA COSTITUIRSI PARTE CIVILE E CAMBIARE LA STORIA


Appare sempre più evidente che la strage del 12 luglio, con 23 vittime e decine di feriti, non è stata affatto il frutto di un'imponderabile casualità, ma il risultato di scelte sbagliate, di omissioni, di prassi distorte e alla lunga pregne di inevitabili conseguenze tragiche.

Non basta, non ci basta, non può bastare prendersela con i soliti capri espiatori. Che paghino la loro parte di colpa, se tale sarà riconosciuta. Ma sappiamo tutti che serve ben altro. Serve andare fino in fondo. Serve Giustizia. Costi quel che costi.

Chiediamo a Michele Emiliano, a Pasquale Chieco e ai sindaci del bacino di interesse, da Barletta a Bari e limitrofi, di costituirsi parte civile nel processo che si instaurerà e di porre con forza in tutti i loro atti l'esigenza di farla finita col clientelismo, con la distrazione di fondi pubblici, con l'inefficienza sistemica e l'irresponsabilità conclamata di una classe politica che, salvo eccezioni, è la vera responsabile di questo e di mille altri disastri.

Questa strage orribile ha mostrato che il re è nudo, e che nessuno è al sicuro.

Oggi nessuno ha più alibi, ad ogni livello. Si tratta di essere complici di un sistema omicida o di combatterlo e sradicarlo per sempre dalle vite dei nostri figli.

È ora di invertire la rotta e di fare del Sud e dell'Italia un Paese libero, fondato sul merito e sulla solidarietà, sulla legalità e sulla competenza anziché su mere appartenenze nepotistiche, clientelari e parassitarie.

È il momento giusto. Si reagisce o si viene travolti. La scelta non potrebbe essere più facile.

I Cittadini vi sosterranno.








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venerdì 15 luglio 2016

La strage si poteva evitare. E per le altre, senza interventi immediati, è solo questione di tempo

Un’altra voce tecnica, esperta e autorevole si esprime in questo articolo del Manifesto. In cui si apprendono altre terrificanti verità.

Nella sola Puglia ben 4 reti ferroviarie senza dispositivi di blocco automatico: le Ferrovie Appulo-Lucane, la Ferrotramviaria, la Sud-Est e le Ferrovie Garganiche. Di esse paradossalmente solo la Ferrotramviaria (la società che gestisce il tratto dove si è verificato l’incidente due giorni fa) sta procedendo all’installazione del BACC e del SCMT su un tratto.

Su un tratto. Neanche su tutti. E quel tratto si deduce che non è ancora coperto.

Le altre ferrovie regionali neanche questo, comprese le Sud Est al centro dell’attenzione nazionale per la voragine dei conti e il clientelismo spinto. A spese anche della sicurezza, come ovunque.

Questa strage si poteva evitare. E per le altre, su queste tratte dimenticate da Dio e dallo Stato, dove i viaggiatori sono solo pretesti per il guadagno a volte illecito e per il vergognoso do ut des politico - pare di capire che è solo questione di tempo. (Mario Albrizio per RuvoLibera.it)




«La strage di Andria si poteva evitare. Lo Stato finanzi la sicurezza»

L'incidente tra Andria e Corato. Il capotreno delle ferrovie pugliesi Lorusso: le tratte locali, spesso affidate ai privati, risultano escluse dalle garanzie nazionali



L’incidente di Corato poteva essere evitato. Esiste la tecnologia giusta, quella che rende impossibile che due treni si scontrino. Ha però un costo che lo Stato italiano ha sostenuto per la Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) ma non ancora per le tratte a gestione commissariali, quelle che quasi sempre sono gestite da privati. Tranne poche eccezioni.

A dirlo è Giuseppe Lorusso, capotreno impiegato nella direzione trasporto regionale della Puglia di Trenitalia. Un ex macchinista che ha macinato chilometri in lungo e in largo sulla rete ferroviaria italiana e che da anni è impegnato in lotte sindacali con l’Usb.
Cosa non ha funzionato in Puglia?

Quel tratto ferroviario è gestito con il blocco telefonico. Cioè il macchinista, in caso di problema, è raggiungibile solo attraverso i telefoni di servizio dotati di Cad-Radio. Sulla rete nazionale non sarebbe successo.

Perché?

Oramai sul 90% dei 16 mila chilometri della ferrovia nazionale sono installati i due sistemi di controllo più sicuri al mondo: il Blocco elettrico Automatico a Correnti Codificate (BACC) e il Sistema Controllo Marcia Treno (SCMT). La rete ferroviaria e i vagoni comunicano elettricamente tra loro e se c’è un problema, se c’è ad esempio un treno in arrivo sulla stessa tratta, la locomotiva rallenta, fino anche a fermarsi.

Neanche il macchinista può opporsi al processo. Ogni treno, poi, è automaticamente mantenuto a una distanza di 1,2 chilometri da quello che lo precede e da quello che lo segue. Gli scontri frontali sono impossibili. L’utilizzo del blocco telefono è consentito solo in casi straordinari e per tratti molto brevi.

Perché a Corato non c’erano questi sistemi?

Sulle reti a gestione commissariale si trovano raramente, soprattutto per motivi di costi. Attrezzare la rete nazionale è costato allo Stato 25 miliardi di euro tra il 2003 e il 2008. A Corato come altrove un treno viaggia fino alla stazione successiva e può essere raggiungibile solo con il radio telefono. E se non funziona….

Questi due sistemi risolverebbero anche i rischi legati al binario unico o la doppia tratta è indispensabile per garantire la sicurezza?

La differenza la fa la tecnologia. Con il BACC e l’SCMT certi incidenti non possono capitare neanche su binario unico. La loro assenza, ovviamente, abbinata alla mancanza del secondo binario, ha aumentato il rischio. 

Viaggiare su una corsia è sicuramente anacronistico ma parliamo di ferrovie costruite sessant’anni fa e che raggiungono parti del territorio dove sarebbe spesso impossibile realizzare un secondo binario. Pensiamo, ad esempio, alle tratte di montagna.

L’Italia è indietro tecnologicamente rispetto agli altri paesi europei?

No, anzi. L’installazione del BACC e del SCMT su quasi tutta la rete nazionale è stata una grande vittoria dei lavoratori dopo gli incidenti di Piacenza e Crevalcore. Siamo all’avanguardia ma ci sono ancora le tratte regionali a gestione privata che sono rimaste indietro.

Secondo lei perché nelle tratte private non ci sono le risorse?

Perché non si può sottoporre la gestione ferroviaria alle logiche di mercato. Certi interventi diventano antieconomici ed è per questo che dovrebbe essere lo Stato a gestirle direttamente. Prendiamo come esempio la Puglia.

Ci sono quattro società che hanno in mano i tratti commissariali: le Ferrovie Appulo-Lucane, la Ferrotramviaria, la Sud-Est e le Ferrovie Garganiche. Di esse solo la Ferrotramviaria (la società che gestisce il tratto dove si è verificato l’incidente due giorni fa, ndr) sta procedendo all’installazione del BACC e del SCMT su un tratto.

C’è in questo una differenza tra Nord e Sud?

Una piccola differenza c’è ma non quanto si potrebbe immaginare. A Milano ci sono ottimi tratti, anche a doppio binario, ma in generale le reti a gestione commissariale hanno questo genere di “problema”, a Corato come a Chioggia.

Tutto in mano allo Stato, allora?

Sarebbe l’unica soluzione. Poi bisognerebbe fare ordine nei controlli.

Cioè?

Oggi le società di controllo sono due: l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF) e l’Ufficio Speciale Trasporti a Impianti Fissi (USTIF). La prima è diretta emanazione dell’agenzia ferroviaria europea (ERA). L’altra, invece, rilascia il nulla osta all’entrata in servizio delle metropolitane, delle tranvie e delle ferrovie in concessione. Sarebbe auspicabile che i tratti regionali venissero trattati alla pari di quelli nazionali e dunque controllati dall’USTIF.

PUBBLICATO 13.7.2016, 23:57
leggi l’articolo originale su Il Manifesto








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